Cristiano Maria

Il più grande dolore di Gesù Cristo.
Incentrato tutto sulla figura dell’Iscariota che verrà scoperto a rubare da Giovanni. Nel dialogo tra il traditore e Gesù abbiamo la prova di come il demonio si fosse già impossessato dell’anima di Giuda.
BRANI TRATTI DALL’EVANGELO COME MI è STATO RIVELATO di MARIA VALTORTA 9° LIBRO (51a parte) Da pag. 94 a pag. 146
(Gesù a Giuda) “In verità ti dico, o Giuda, che Io soffro e soffrirò come ogni uomo, e più di ogni uomo. Ma Io posso essere felice ugualmente, della santa e spirituale felicità di coloro che hanno ottenuto la liberazione dalle tristezze della Terra perché hanno abbracciato la volontà di Dio per loro unica sposa.
Lo posso perché ho superato il concetto umano della felicità, l’inquietudine della felicità, così come gli uomini se la figurano. Io non inseguo ciò che secondo l’uomo costituisce la felicità; ma metto la mia gioia proprio in ciò che è all’opposto di quel che l’uomo insegue per tale. Quelle che sono cose fuggite e sprezzate dall’uomo, perché sono riputate peso e dolore, rappresentano per Me la cosa più dolce. Io non guardo l’ora. Guardo le conseguenze che l’ora può creare nell’eternità. Il mio episodio cessa, ma il suo frutto dura. Il mio dolore ha termine, ma i valori di quel mio dolore non terminano. E che me ne farei di un’ora del così detto “esser felici” sulla Terra, un’ora raggiunta dopo un inseguimento ad essa di anni e lustri, quando poi quell’ora non potrebbe venire con Me nell’eternità come gaudio,quando l’avessi dovuta godere da Me solo, senza farne parte a quelli che amo?” […]Vedo il mio dolore mutarsi in gaudio eterno per una moltitudine di creature. E abbraccio il dolore come più grande forza per raggiungere la felicità perfetta, che è quella amare il prossimo sino a soffrire per dargli la gioia. Sino a morire per esso”.
“Non capisco questa felicità”, proclama Giuda.
“Non sei sapiente ancora. Altrimenti la capiresti”.
“E Giovanni lo è? E’ più ignorante di me!”
“Umanamente, si. Ma possiede la scienza dell’amore”. […] “ So anche quello che tu non sai. Ma spero nella misericordia di Dio. Egli, che è misericordioso ai peccatori, ma di saper soffrire.[…]
[…]Bisognerebbe […] scegliere Insegnamenti, dottrine, amicizie sane, capaci di dare succhi di vera virtù e poi sapersi isolare per elaborare, da ciò che si è alacremente raccolto, la virtù, la giustizia, che è come il miele tratto da molti elementi sani, non ultima la buona volontà, senza la quale i succhi presi qua e là non servono a nulla. Saper umilmente meditare, nell’interno del cuore, su ciò che abbiamo visto di buono e udito di buono senza invidie[…]
Ognuno ha il suo compito, e ogni compito è un’elezione, e ogni elezione è un onere oltre che un onore.
“Vi sono creature che paiono vivere per distruggere il bene che è in loro. […] Basta che il turbine delle passioni si plachi perché l’anima piegata, e quasi sommersa dal… da ciò che non è buono, torni ad avere aneliti verso il Bene”.
Non deludo le speranze dei giusti.
“[…] l’orgoglio dell’uomo è tale che, più grande è la rovina della sua anima, più cerca di rabberciarla con rimedi incompleti che creano un malanno sempre più grande. […] l’anima lotta la sua battaglia, e perciò è conseguente che venga colpita.
Tanti sono i nemici che ha d’attorno. […] colui che è piagato da malattie immonde, causate in lui da vizi indegni, colui si vergogna delle sue piaghe e davanti ai familiari e gli amici, e anche davanti ai medici, e talora è così assolutamente stolto che le tiene nascoste sinchè il loro fetore non le disvela.
Ma allora è troppo tardi per riparare. Gli umili sono sempre sinceri, e anche sono dei valorosi che non hanno da vergognarsi delle ferite riportate nella lotta. I superbi sono sempre menzogneri e vili, e per il loro orgoglio giungono alla morte, non volendo andare da chi può guarirli e dirgli: “Padre, io ho peccato. Ma, se Tu vuoi, mi puoi guarire”.. Molte sono le anime che per l’orgoglio di non avere a confessare una colpa iniziale, giungono alla morte. E allora anche per esse è troppo tardi. Non riflettono che la misericordia divina è più potente e vasta di ogni cancrena, per potente e vasta che sia, e che tutto può risanare. Ma esse, le anime degli orgogliosi, quando si accorgono di aver sprezzato ogni salvezza, cadono in disperazione, poiché sono senza Dio e, dicendo: “E’ troppo tardi”, si danno l’ultima morte, quella della dannazione.
( Si parla di Giuda Iscariota) “Sua madre è buona, suo padre non era un malvagio, ho sentito dire”, ribatte Maria d’Alfeo. “Si. Ma l’orgoglio non gli mancava in cuore. Per questo ha allontanato il figlio dalla madre troppo presto e ha contribuito lui pure a sviluppare l’eredità morale, che egli aveva dato a suo figlio, col mandarlo a Gerusalemme. E’ doloroso dirlo, ma non è certo il Tempio il luogo dove l’orgoglio ereditario possa diminuire…”, dice Gesù.
(Gesù e Giovanni scoprono Giuda a rubare. Gesù fa uscire Giovanni e parla con l’Iscariota) Giuda, ripreso fiato, risponde: “Si. Ladro. E per colpa tua. Tutto il male che io faccio è per colpa tua, e Tu non ti stanchi mai di rovinarmi. Tu salvi tutti. Dai amore e onori a tutti. Accogli i peccatori, non ti fanno schifo le prostitute, tratti da amico i ladri e gli strozzini e i lenoni di Zaccheo, accogli come fosse il Messia la spia del Tempio, o stolto che sei! E fai capo nostro un ignorante, tesoriere un gabelliere, confidente tuo uno stolto. E a me misuri il picciolo, non mi lasci una moneta, mi tieni vicino come un galeotto è tenuto vicino al banco del remo, non vuoi neppur che noi, dico noi ma sono io, io solo che non devo accettare oboli di pellegrini. E’ perché io non tocchi il denaro, che Tu hai ordinato che non si prendesse denaro da nessuno. Perché Tu mi odi. Ebbene: anche io ti odio! Tu non hai saputo percuotermi e maledirmi poco fa. La tua maledizione mi avrebbe incenerito. Perché non l’hai data’ L’avrei preferita a vederti inetto così, svigorito così, un uomo finito, un uomo vinto…”
“Taci!”
“No! Hai paura che Giovanni senta? Hai paura che egli finalmente capisca chi Tu sei e ti lasci? Ah! L’hai questa paura, Tu che fai l’eroe! Si, che ce l’hai! E hai paura di me. Hai paura! Per questo non mi hai saputo maledire. Per questo mi fingi amore mentre mi odi! Per blandirmi! Per tenermi quieto. Lo sai che io sono una forza! Lo sai che io sono la forza. La forza che ti odia e che ti vincerà! Te l’ho promesso che ti seguirò sino alla morte offrendoti tutto, e tutto ti ho offerto, e ti starò vicino sino alla tua ora e alla mia ora. Magnifico re che non sai maledire e cacciare! Re-nuvola! Re idolo! Re stolto! Mentitore! Traditore del tuo stesso destino. Mi hai sempre sprezzato, dal nostro primo incontro. Non mi hai corrisposto. Ti credevi sapiente. Sei un ebete, Te la insegnavo la via buona. Ma Tu… Oh! Tu sei il puro! Sei la creatura che è uomo ma che è Dio, e sprezzi i consigli dell’Intelligente. Tu hai sbagliato dal primo momento e sbagli. Tu … Tu sei… Ah!”
(Gesù risponde) […] l’amore non odia e non maledice, mai. La Forza potrebbe anche vincere le singole battaglie come questa fra Me e te, fra Me e Satana che è in te, e levarti il tuo padrone, per sempre, come ho fatto ora tramutandomi nel segno che salva, nel Tau che Lucifero non può vedere. […] Ma che gioverebbe violare le regole perfette del Padre mio? Sarebbe giustizia? Sarebbe merito? No. Non sarebbe né giustizia né merito. Non giustizia verso gli altri uomini colpevoli, ai quali non è tolta la libertà di esserlo, i quali potrebbero nel di finale chiedermi e rimproverarmi il perché della condanna e la parzialità fatta a te solo. Saranno dieci e centomila quelli, settanta volte dici e centomila quelli che faranno i tuoi stessi peccati e si indemonieranno per volontà propria, e saranno offensori di Dio, torturatori della madre e del padre, assassini, ladri, mentitori, adulteri, lussuriosi, sacrileghi, e infine deicidi, uccidendo materialmente il Cristo un giorno vicino, uccidendolo spiritualmente nei loro cuori nei tempi futuri. E potrebbero dirmi, quando Io verrò a separare gli agnelli dai becchi, a benedire i primi e a maledire, allora sì, a maledire i secondi, a maledire perché allora non ci sarà più redenzione, ma gloria o condanna, a rimaledirli dopo averli già maledetti singolarmente alla morte prima e al singolo giudizio […] potrebbero dirmi, tutti questi dannati: “Perché noi non ci hai legati al Bene come facesti con Giuda?”. E avrebbero ragione.
[…] l’anima, creata da Dio, è per tutti uguale, dotata delle stesse proprietà, degli stessi doni da Dio.
[…] Tu hai devastato e disperso la tua anima e i doni ad essa dati da Dio. Che ne hai fatto della tua libertà d’arbitrio? Che del tuo intelletto? Hai conservato al tuo spirito la libertà che era sua? Hai usato l’intelligenza della tua mente con intelligenza? No. Tu che non vuoi ubbidire a Me, non dico a Me-Uomo, ma neppure a Me-Dio, tu hai ubbidito a Satana,.. Tu hai usato l’intelligenza della tua mente e la libertà del tuo spirito per comprendere le Tenebre. Volontariamente. Ti è stato posto davanti il Bene ed il Male. Hai scelto il Male. Anzi, ti è stato posto davanti soltanto il Bene: Io.
[…]E tu!… Dopo avermi visto e udito, dopo esser liberamente venuto al Bene, sentendo col tuo intelletto che quella era l’unica via della vera gloria, hai respinto il Bene e ti sei liberamente dato al Male.[…] Tanto ti ha fatto cieco e pazzo Satana, che tu non capisca più la vera natura dei provvedimenti che ho preso per te, […] L’oro è la tua rovina. Per l’oro sei diventato lussurioso e traditore…”
“Non c’è bisogno di peccare per separarsi da Me. Lo puoi fare, ti dico.”
L’uomo in se può esser casto, se da sé non accoglie le seduzioni del demonio e del senso. Castità e affetto spirituale. […] Colui che è saturo di castità non ha posto per altri moti men buoni. Non entra in lui la corruzione. Non c’è posto per essa. E poi! La corruzione non entra dal di fuori. Non è un modo di penetrazione dall’esterno
all’interno. Ma è moto che dall’interno, dal cuore, dal pensiero,…

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